
La bozza del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro per il pubblico impiego 2025-2027 vede una novità assoluta: il dibattito sulle regole per l’uso dell’intelligenza artificiale nei contratti dei 3,6 milioni di statali, compresi i processi di valutazione della performance e organizzazione del lavoro. ARAN e sindacati discuteranno il testo, valutando quindi il riconoscimento dell’IA come fattore organizzativo soggetto a relazioni sindacali: le amministrazioni dovranno informare preventivamente i sindacati su ogni introduzione di questi sistemi, garantendo trasparenza e coinvolgimento.
Il quadro normativo attuale
Il sistema di valutazione dei dipendenti pubblici affonda le radici nelle riforme Madia e Brunetta, che hanno istituito il ciclo della performance: dal Piano Integrato di Performance (PIP) agli indicatori individuali e organizzativi, fino alla Relazione sulla Performance e agli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV). Queste riforme mirano a premiare risultati concreti e contributi al valore pubblico, superando logiche meramente gerarchiche. La recente riforma “Merito” (DDL 2025) ha aggiunto elementi come i feedback a 360 gradi e la pesatura di leadership e orientamento al cittadino, preparando il terreno per l’integrazione tecnologica senza stravolgere il ruolo umano.
Il ruolo dell’IA nella bozza contrattuale
Nella bozza del nuovo CCNL, l’IA funge da supporto per l’elaborazione di dati su produttività, tempi di risposta e soddisfazione utenti, ad esempio integrando piattaforme come IO. Mappa e ottimizza i processi, ma vieta decisioni automatizzate con effetti giuridici rilevanti: la responsabilità finale resta sempre in capo al dirigente, che deve supervisionare e validare gli output. I lavoratori hanno diritto a comprendere i criteri di funzionamento degli algoritmi in forma accessibile, allineando la PA all’Agenda Digitale e al Piano Innovazione 2022-2026.
Rischi e garanzie introdotte
L’introduzione dell’IA potrebbe portare rischi come bias negli algoritmi, derivanti da distorsioni nei dati di addestramento o nel design del modello. Proprio per questo, le criticità vengono contrastate con la previsione della supervisione umana obbligatoria, formazione su competenze digitali ed etiche, e coinvolgimento sindacale preventivo. L’intelligenza artificiale rappresenta un supporto ai processi amministrativi, ma non un sostituto del contributo umano.
Implicazioni per dirigenti e PA
Per i dirigenti, l’AI implica step aggiuntivi: interpretare dashboard complessi, giustificare scelte in sede OIV e gestire team ibridi tra uomo e macchina. Questo spinge verso una data literacy diffusa nella PA, con investimenti in formazione per la lettura degli indicatori e la gestione etica dei dati. Secondo studi recenti (si veda in merito «Intelligenza artificiale e PA: l’opinione dei dipendenti pubblici» di FPA-Microsoft Italia), il 77% dei dipendenti pubblici vede l’AI come utile per mansioni ripetitive, purché governata con rigore, allineando l’Italia alle norme UE come l’AI Act.
Quel che è certo è che il progresso tecnologico non si può fermare; è quindi di fondamentale importanza creare tutte le condizioni per poterlo governare al meglio.