
La Camera dei deputati ha approvato il 17 febbraio 2026 un nuovo insieme di modifiche al proprio Regolamento interno, con 249 voti favorevoli e 33 astensioni. Si tratta del terzo ciclo di integrazioni normative, elaborato dalla Giunta per il Regolamento su impulso trasversale dei gruppi parlamentari. Queste disposizioni, che entreranno in vigore solo dalla prossima legislatura (settembre 2027), intervengono principalmente sui procedimenti legislativi, sulla disciplina dei trasferimenti di gruppo e sulle garanzie per le opposizioni, con l’obiettivo di razionalizzare i lavori assembleari senza comprimere il pluralismo politico.
Razionalizzazione dei procedimenti legislativi
Partiamo dai cambiamenti più operativi, che toccano il cuore quotidiano dell’attività parlamentare. Viene eliminato il termine di 24 ore tra la questione di fiducia posta dal Governo e il successivo voto finale, una misura che dovrebbe accelerare i momenti cruciali senza pregiudicare il dibattito. Come sappiamo il governo può porre la fiducia su singoli provvedimenti, e in questo modo i tempi dell’esame di un testo da parte del Parlamento si riducono, poiché non possono votarsi modifiche al testo. Prima, la Camera doveva attendere un giorno prima di votare la fiducia. Inoltre, questo voto non valeva come voto finale sul provvedimento: dopo il voto di fiducia i deputati dovevano votare una seconda volta per approvare davvero un testo. Con questa riforma viene eliminata questa sorta di “pausa di riflessione”, velocizzando i lavori parlamentari.
Un’altra innovazione significativa è l’incorporazione del Codice di condotta dei deputati nell’art. 16-ter del Regolamento, imponendo obblighi come la dichiarazione di attività patrimoniali e finanziarie, l’indicazione di liberalità ricevute (anche da Comitati) oltre i 5.000 euro annui e il divieto di accettare doni o benefici superiori a 250 euro. Per il rispetto delle previsioni viene istituzionalizzato il Comitato consultivo sulla condotta. Le violazioni, accertate dal Comitato, saranno annunciate in Assemblea e pubblicate online, privilegiando la trasparenza senza sanzioni dirette.
Si introducono poi le “segnalazioni” per gli emendamenti, ripartite in modo equilibrato – sia egualmente che proporzionalmente – tra i gruppi, favorendo così una maggiore prevedibilità nel flusso dei lavori. Non manca una novità significativa per il Governo: il voto a “data certa” sui disegni di legge governativi, su richiesta specifica, per i provvedimenti ritenuti prioritari, evitando rinvii indefiniti. Questi interventi rafforzano anche gli strumenti di controllo sul Governo. Pensiamo alle relazioni semestrali che l’Esecutivo dovrà presentare su mozioni e risoluzioni approvate, o alla semplificazione delle interpellanze urgenti, resa più snella e tempestiva. Il question time viene rivisto nei criteri di convocazione, prevedendo la presenza almeno una volta in ogni programma dei lavori (ogni 3 mesi) del Presidente del Consiglio o vicepresidente. In un contesto di riduzione del numero dei parlamentari, tali misure appaiono come un adattamento necessario per mantenere l’efficacia legislativa, evitando che i ritardi procedurali penalizzino l’intero sistema.
Disciplina dei trasferimenti tra Gruppi parlamentari e tutela delle opposizioni
Un aspetto che ha suscitato particolare attenzione è la regolamentazione dei cosiddetti “cambi di casacca“. Per i deputati che decidono di passare da un gruppo all’altro, solo il 50% dei contributi individuali (quali indennità o rimborsi) segue il trasferimento, mentre l’altra metà rimane al gruppo di provenienza. Questo meccanismo disincentiva i passaggi individuali, preservando risorse e coesione interna ai gruppi. Inoltre, il trasferimento comporta la decadenza automatica da gran parte delle cariche: Ufficio di Presidenza, Commissioni permanenti e speciali, con l’eccezione del Presidente della Camera. Parallelamente, lo statuto delle opposizioni riceve tutele più solide sulle quote di calendario riservate: ai ddl richiesti da un gruppo di minoranza sarà dedicata almeno una seduta, con data non rinviabile senza il loro consenso, e senza inversioni o slittamenti dell’ordine del giorno salvo accordo del proponente. In sede referente, l’abbinamento e la scelta del testo base coinvolgono il gruppo richiedente, con eventuali modifiche non condivise comunque poste al voto dell’Assemblea. Si codifica inoltre la prassi della presidenza delle Giunte per le elezioni e autorizzazioni affidata a un esponente di opposizione – con decadenza automatica in caso di passaggio alla maggioranza -, consolidando un equilibrio istituzionale già consolidato nella prassi.
Contesto e prospettive di applicazione
Questo pacchetto conclude un percorso riformatore avviato già nel 2022. Il consenso ampio in Aula – guidato dal Presidente Lorenzo Fontana, che ha sottolineato l’ottimizzazione delle procedure – riflette una convergenza tra maggioranza e opposizioni su esigenze condivise. Vale la pena considerare l’impatto a medio termine: in un Parlamento ridimensionato, queste regole potrebbero migliorare l’efficienza senza sacrificare il dibattito, ma il vero banco di prova sarà la XX legislatura. Per gli osservatori istituzionali, si profila un modello più maturo, capace di rispondere alle sfide della governance contemporanea, inclusa la digitalizzazione dei procedimenti, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la necessità di tempi certi per il cittadino. Un’evoluzione che, pur tecnica, può avere risvolti pratici per la qualità della legislazione italiana.
Per approfondire: Documenti parlamentari disponibili