
L’intelligenza artificiale non è più solo materia da laboratori di ricerca o motore dell’innovazione aziendale: oggi, fa il suo ingresso anche nelle istituzioni democratiche italiane. Un passo che segna non solo un’evoluzione tecnologica, ma anche un cambio di paradigma nel rapporto tra cittadini e Parlamento.
Nel febbraio 2024, la Camera dei Deputati ha lanciato un’iniziativa pionieristica: una manifestazione d’interesse per sperimentare l’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa all’interno delle proprie strutture. L’idea è nata su impulso del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione, con l’obiettivo di valorizzare l’IA come strumento trasversale per l’efficienza legislativa, la trasparenza istituzionale e la partecipazione civica.
I tre prototipi: l’IA al servizio del Parlamento
Dopo un processo di selezione che ha coinvolto focus group tecnico-scientifici e valutazioni su funzionalità, architettura e sicurezza, sono stati presentati i primi tre prototipi sperimentali:
1) NORMA – Navigatore Organico della Regolamentazione e delle Modifiche Legislative
È un assistente virtuale per l’analisi della produzione legislativa. Aiuta a esplorare in modo intelligente il ciclo di vita delle leggi, a individuare connessioni tra norme, a consultare il contesto giuridico. NORMA è pensata per supportare il lavoro degli uffici legislativi, ma potrà avere un impatto anche nella ricerca accademica e nella comunicazione giuridica.
2) MSE – Modello di Scrittura Emendativa
Questo sistema supporta i deputati nella redazione assistita di emendamenti. Utilizzando modelli linguistici avanzati, MSE può proporre modifiche testuali coerenti, rilevare conflitti normativi e suggerire alternative più efficaci. L’obiettivo non è automatizzare la politica, ma aumentare la qualità e la precisione del lavoro parlamentare.
3) DEPUCHAT – Chatbot per il dialogo con i cittadini
Pensato per facilitare l’accesso del pubblico alle informazioni sulle attività parlamentari e sui deputati, DEPUCHAT è uno strumento interattivo che risponde in linguaggio naturale a domande sui lavori della Camera, sugli atti parlamentari, sulle sedute, e persino su temi trattati dai singoli parlamentari.
Un laboratorio democratico per l’IA
Questi strumenti non sono semplici “demo” tecnologiche, ma parte di un progetto strutturale per rendere il Parlamento italiano un laboratorio di innovazione democratica. La loro realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra esperti in intelligenza artificiale, giuristi, tecnologi dell’informazione e funzionari parlamentari.
È significativo che questa sperimentazione arrivi in un momento di dibattito europeo e internazionale sull’uso dell’IA nei processi decisionali pubblici. L’Italia, con questa iniziativa, si colloca tra i primi Paesi a integrare sperimentalmente soluzioni generative all’interno di un Parlamento, rispettando i criteri di sicurezza, etica e trasparenza promossi anche dal Regolamento europeo sull’IA (AI Act).
Trasparenza, inclusione, innovazione
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi istituzionali non è privo di rischi. Ma i prototipi presentati dalla Camera dei Deputati dimostrano che è possibile coniugare tecnologia e valori democratici: trasparenza, partecipazione, inclusione.
DEPUCHAT, ad esempio, rappresenta un passo concreto verso una “democrazia conversazionale”, in cui il cittadino non è solo spettatore, ma interlocutore diretto. NORMA e MSE, invece, puntano a semplificare processi complessi e a ridurre il divario tra competenza tecnica e decisione politica, senza sostituire ma rafforzando il ruolo umano.
Il futuro: verso un Parlamento aumentato
Il progetto è ancora in fase sperimentale, ma l’ambizione è chiara: costruire un “Parlamento aumentato”, capace di usare l’intelligenza artificiale come alleato della buona politica, della qualità legislativa e della comunicazione con i cittadini.
Nei prossimi mesi, si prevede l’estensione del testing, l’integrazione con i sistemi già in uso e l’ascolto attivo dei feedback di utenti e parlamentari. Se il percorso continuerà con rigore e visione, potrebbe aprire una nuova stagione per la trasformazione digitale delle istituzioni italiane.
Fonti ufficiali: