
Il 30 giugno 2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il disegno di legge “Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni”, promosso dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. Il provvedimento, già adottato in via preliminare lo scorso 13 marzo e corredato dal parere favorevole della Conferenza Unificata il 12 giugno, sarà ora trasmesso alle Camere per l’avvio dell’iter parlamentare.
L’obiettivo dichiarato è introdurre una cultura del merito reale nella pubblica amministrazione, superando meccanismi valutativi formalistici, e definire nuove modalità di accesso alla dirigenza coerenti con i principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e selettività.
1. Valutazione della performance: fine della logica “piatta”
Uno dei pilastri del disegno di legge è la revisione radicale del sistema di valutazione del personale.
Novità principali:
- Introduzione di criteri oggettivi e misurabili, collegati a obiettivi assegnati in termini di risultato, qualità e tempistica;
- Valutazione integrata anche su comportamenti organizzativi (es. capacità di collaborazione, iniziativa, affidabilità);
- Premialità economica vincolata alla valutazione, con superamento della distribuzione uniforme delle risorse accessorie;
- Vincolo massimo del 30%: solo una quota limitata di personale potrà ottenere il punteggio massimo nella valutazione annuale.
Il sistema intende così garantire differenziazione effettiva dei risultati e incentivare comportamenti ad alto valore aggiunto, con effetti diretti su progressioni economiche e incarichi.
2. Accesso alla dirigenza: concorso, corso-concorso e sviluppo interno
Il disegno di legge interviene anche sulla disciplina dell’accesso alla dirigenza pubblica, con riferimento alla seconda fascia.
Nuova articolazione:
- 50% dei posti: accesso tramite corso-concorso della Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA);
- 20%: concorso pubblico ordinario;
- 30%: selezione interna, senza concorso, mediante procedura di sviluppo professionale.
Quest’ultima costituisce una novità sostanziale, in quanto introduce una modalità alternativa di accesso riservata ai funzionari interni, secondo regole rigide.
Requisiti per l’accesso interno:
- Almeno 5 anni di servizio come funzionario;
- Oppure 2 anni nell’area di elevata qualificazione (a seguito delle recenti riforme del sistema ordinamentale del lavoro pubblico).
Procedura di selezione:
- Pubblicazione di un bando pubblico da parte dell’amministrazione;
- Valutazione delle performance pregresse del candidato;
- Svolgimento di una prova selettiva;
- Presentazione di una relazione motivata, firmata dal dirigente sovraordinato, con evidenza delle competenze dimostrate.
Tale meccanismo, pur derogando al tradizionale concorso pubblico, è strutturato per assicurare il rispetto dei principi costituzionali di imparzialità, trasparenza e pubblicità, come richiesto dall’art. 97 Cost.
3. Commissioni di valutazione: composizione e garanzie
La disciplina delle commissioni chiamate a valutare l’accesso alla dirigenza interna è finalizzata a garantire la terzietà e competenza tecnica.
Struttura:
- 7 membri totali, di cui:
- 4 dirigenti interni all’amministrazione;
- 2 esperti esterni (appartenenti alla PA o al settore privato);
- 1 presidente esterno, individuato tra i dirigenti generali.
Regole procedurali:
- Sorteggio e rotazione degli incarichi;
- Iscrizione degli esperti in elenchi nazionali qualificati;
- Incompatibilità e divieti di rinnovo immediato per evitare fenomeni di autoreferenzialità.
La finalità è assicurare che il giudizio sulla maturazione professionale avvenga in un quadro di oggettività e uniformità procedurale.
4. Considerazioni giuridiche e sistemiche
Il modello introdotto rappresenta un tentativo di sintesi tra legalità formale e valorizzazione interna, conciliando il principio del concorso pubblico con la possibilità – regolata e motivata – di selezioni interne fondate sul merito e sulla performance. Ciò risulta coerente con l’evoluzione interpretativa dell’art. 97 Cost., che ammette eccezioni al principio del concorso quando sorrette da criteri trasparenti, comparativi e strettamente connessi all’interesse pubblico. Sarà necessaria, naturalmente, l’alta qualificazione dei valutatori per garantire la massima trasparenza e imparzialità della procedura.
Il disegno di legge approvato il 30 giugno scorso rappresenta un tassello significativo nel processo di riforma della pubblica amministrazione italiana, puntando su performance valutate in modo rigoroso e su percorsi di carriera meritocratici, anche interni.
Il successo della riforma dipenderà dalla sua attuazione concreta, in particolare dalla qualità delle valutazioni, dalla tenuta delle garanzie procedurali e dalla formazione delle amministrazioni coinvolte.
Se applicato in modo coerente, il Ddl “Merito” potrà contribuire a una PA più efficiente, motivata e selettiva, in grado di rispondere con professionalità alle sfide del servizio pubblico moderno.